Glossario

In questa pagina potrete trovare i principali termini glaciologici utilizzati in questo sito.

Ablazione

Perdita di massa di un ghiacciaio. Nelle Alpi la causa principale della perdita di massa è la fusione e l’evaporazione della neve e del ghiaccio che compongono il ghiacciaio, più raramente l’ablazione avviene con crolli di porzioni di ghiaccio (calving). L’ablazione verificatasi in un determinato lasso di tempo è un dato fondamentale per il calcolo del bilancio di massa. Essendo l’ablazione sulle Alpi determinata in larga parte dalla fusione, poiché sui ghiacciai temperature tali da consentirne la fusione vengono raggiunte tipicamente in estate, per stagione di ablazione si intende il periodo estivo.

Ablazione differenziale

Quando due porzioni di ghiacciaio vicine perdono massa in maniera diversa (una più dell’altra) si parla di ablazione differenziale; all’ablazione differenziale si devono per esempio i funghi di ghiaccio oppure la presenza di zone di ghiacciaio coperte da detrito (tipicamente in corrispondenza di morene galleggianti) rilevate rispetto al resto della superficie del ghiacciaio.

Accumulation Area Ratio

Il rapporto tra la superficie dell’area di accumulo e l’area del ghiacciaio, abbreviato come AAR.

Accumulo

Per accumulo si intende l’accumulo di massa su un ghiacciaio, ottenuto dall’apporto di neve sulla superficie del ghiacciaio. L’accumulo può derivare direttamente dalle precipitazioni nevose oppure dal trasporto di neve dalle zone circostanti il ghiacciaio per mezzo di valanghe e vento. L’accumulo verificatosi in un determinato lasso di tempo è un dato fondamentale per il calcolo del bilancio di massa.

Acqua equivalente

L’ acqua equivalente (water equivalent) esprime lo spessore di acqua ricavato dalla fusione del ghiaccio e della neve distribuito uniformemente su una superficie. Viene solitamente espressa in unità di misura metriche (mm w.e. = millimetri di acqua equivalente). In Valle d’Aosta, in un solo anno, viene persa in media una quantità di ghiaccio pari ad uno spessore di circa 1 metro di acqua distribuito sulla superficie di tutti i suoi ghiacciai.

Albedo

Rapporto tra radiazione solare riflessa e radiazione solare incidente; varia tra 0 (corpo nero) e 1 (specchio perfetto). È una misura importante in glaciologia perché indica quanta radiazione viene assorbita dal ghiaccio o dalla neve e quindi quanta energia è disponibile per la fusione. La neve fresca ha un’albedo pari circa a 0,9; il ghiaccio di ghiacciaio pulito ha valori di albedo compresi tra 0,3 e 0,5. La polvere (cioè il detrito) e l’acqua sul ghiaccio o sulla neve abbassano la loro albedo e quindi indirettamente ne aumentano la fusione.

Anno idrologico

Periodo di riferimento per le attività glaciologiche; dura un anno e va dall’inizio della stagione di accumulo alla fine della stagione di ablazione. Per convenzione l’anno idrologico sulle Alpi comincia il primo ottobre e finisce il 30 settembre.

Area proglaciale

Zona antistante la fronte del ghiacciaio.

Base del ghiacciaio

Superficie del ghiacciaio a contatto con il bedrock o con il detrito subglaciale.

Bédière

Ruscello creato dalle acque di fusione sul ghiacciaio.

Bedrock

Letto roccioso sul quale scorre il ghiacciaio, detto anche “substrato roccioso”, è la roccia che sta sotto il ghiacciaio. Fra la base del ghiacciaio e il bedrock può esserci uno strato di detrito anche importante.

Bilancio cumulato

Somma dei bilanci di massa di diversi anni.

Bilancio

Bilancio di massa espresso in volume di acqua equivalente perso o acquistato dal ghiacciaio, viene misurato in milioni di m³.

Bilancio medio netto

Bilancio di massa espresso come spessore medio di acqua che il ghiacciaio ha accumulato o perso, ricavato dividendo il bilancio netto per l’intera superficie del ghiacciaio; può essere immaginato come uno strato d’acqua che ricopre l’intero ghiacciaio e viene misurato in millimetri di acqua equivalente.

Bilancio di massa

Il bilancio tra perdite ed accumuli è strettamente legato a fattori meteorologici (precipitazioni e temperature) e questo fa del bilancio di massa di un ghiacciaio un indicatore importante delle condizioni climatiche. I bilanci, quasi costantemente negativi, realizzati sulle varie catene montuose da circa mezzo secolo e la riduzione areale che ne consegue, costituiscono la testimonianza ambientale più sicura e più accettata negli ambienti scientifici dell’incremento termico che caratterizza l’atmosfera del nostro pianeta.

Il bilancio di massa può essere calcolato con diversi metodi. La metodologia classica “glaciologica” consiste nell’inserire aste di materiale vario (legno, metallo, etc.) della lunghezza di qualche metro (paline ablatometriche) in fori appositamente realizzati sulla superficie del ghiacciaio con una trivella a mano o una sonda a vapore. Successivamente, all’inizio e alla fine dell’estate, si misura la porzione di palina che sporge dal ghiaccio o dal nevato e si ottiene un valore puntuale di variazione di spessore.

Utilizzando valori standard di densità del ghiaccio (900 kg/m3) o effettuando misure specifiche di densità del nevato, si ottiene l’equivalente in acqua dello spessore di materiale (ghiaccio o neve) accumulato o perso dal ghiacciaio. Questi valori puntuali vengono estrapolati all’intera superficie del ghiacciaio e permettono di ottenere il bilancio in metri cubi di equivalente in acqua e il bilancio netto medio in millimetri di equivalente in acqua.

Bocca glaciale

Detta anche “porta glaciale”, è l’apertura alla fronte del ghiacciaio dalla quale normalmente fuoriesce un canale del sistema di drenaggio subglaciale.

Calving

Forma di ablazione dovuta al distacco di blocchi di ghiaccio ai margini di un ghiacciaio; i blocchi di ghiaccio che si staccano dal ghiacciaio sono detti iceberg. Frequentemente il fenomeno del calving avviene quando il ghiacciaio è in prossimità di un corpo d’acqua (mare o lago) e in questo caso gli iceberg si trovano a galleggiare sull’acqua, ma può avvenire anche “a secco”, lontano dall’acqua (dry calving).

Caposaldo

Riferimento fisso dal quale vengono effettuate misure o fotografie (nel qual caso si parla di caposaldo fotografico). Un caposaldo viene generalmente materializzato sul terreno tramite ometti in pietra o altri segnali non impattanti e la posizione viene registrata tramite GPS per facilitarne il ritrovamento anche in caso di avvicendamento di operatori diversi.

Cavità glaciali

Cavità nel ghiacciaio generalmente formate per sottoescavazione delle acque di fusione che circolano alla base del ghiacciaio.

Circo glaciale

Depressione prevalentemente semicircolare, più raramente allungata, dal dimetro indicativamente compreso tra 0,5 e 2 km che si trovano alla testata delle valli. I circhi glaciali sono tipiche forme di sovraescavazione glaciale e ospitano spesso o il ghiacciaio che le ha generate o un lago.

Coni di ghiaccio

Depositi coperti da detrito contenenti un nucleo di ghiaccio.

Copertura detritica

Detrito roccioso che ricopre il ghiacciaio. Lo spessore e la granulometria del detrito influiscono sul tasso di fusione: una copertura detritica superiore a 10-15 cm agisce da isolante termico e limita la fusione del ghiaccio.

Crepaccio

Frattura nel ghiaccio che si crea laddove il ghiacciaio fluisce su pendii particolarmente inclinati o su cambi di pendenza.

Equivalente in acqua (water equivalent)

Unità di misura, per esteso “metri (o millimetri) equivalenti in acqua”, usata per descrivere la massa di un ghiacciaio come lo spessore equivalente di un’uguale massa avente la densità dell’acqua, ottenuta moltiplicando il volume del ghiaccio o della neve per la sua densità (circa 900 kg/m3 per il ghiaccio) e dividendo il tutto per la densità dell’acqua (1000 kg/m3). Rappresenta inoltre la quantità di acqua contenuta in un determinato volume di ghiaccio o neve.

Estensione massima 1850/1860

Avanzamento generale dei ghiacciai alpini, culminante verso la metà del XIX secolo, successivo ad avanzamenti precedenti (1600/1820) con estensioni simili. L’estensione massima marca la fine della Piccola età glaciale.

Firn

Stadio intermedio della trasformazione della neve in ghiaccio, che ha resistito sul ghiacciaio per almeno un anno idrologico. Il firn si presenta come un nevato molto denso (650-800 kg/m3) e duro. Molto spesso non viene fatta la distinzione tra i termini “nevato” e “firn” e si chiama firn anche la neve che ha resistito sul ghiacciaio per un solo anno idrologico (nevato di un anno). Il passaggio da firn a ghiaccio avviene quando tutti i pori (microscopici spazi fra un cristallo di ghiaccio e l’altro) compresi nel firn sono sigillati ed isolati dall’aria esterna al corpo glaciale; questo avviene a densità superiori a 830 kg/m3 nell’arco di 10-15 anni.

Flusso glaciale

Movimento del ghiacciaio. Quando si parla di linea di flusso si intende la direzione principale di movimento.

Fluvio-glaciale

Processi e forme derivanti dall’azione combinata di ghiaccio e acqua di scioglimento.

Fronte

Porzione terminale (verso valle) del ghiacciaio. La posizione della fronte, cioè la quota alla quale si trova la fronte e la sua forma, possono variare a seconda che il ghiacciaio sia in avanzata o in ritiro, ovvero se il ghiacciaio si trova in una fase di crescita o di contrazione del suo volume. Per questo motivo vengono eseguiti rilievi della fronte attraverso l’uso del GPS (con il quale viene registrata una traccia camminando lungo il perimetro frontale del ghiacciaio) oppure da caposaldo (da un punto di riferimento fisso vengono eseguite misure di distanza della fronte). A partire dalla seconda metà degli anni 1980, i ghiacciai alpini sono in generale ritiro, perciò le loro fronti arretrano verso monte. L’arretramento della fronte (o la sua avanzata) è un chiaro segnale che il corpo glaciale non è in fase con il clima.

Fronte sospesa

Fronte di un ghiacciaio affacciata “sul vuoto” (generalmente su un gradino roccioso).

Funghi di ghiaccio

Strutture a forma di fungo, con il gambo fatto di ghiaccio e il cappello fatto da un grosso masso. Sono strutture che si formano sul ghiacciaio per fenomeni di ablazione differenziale: il masso agisce da isolante termico per il ghiaccio sottostante e ne limita quindi la fusione, mentre il ghiaccio circostante il masso, non coperto da detrito, fonde di più.

Ghiaccio

Massa di ghiaccio in movimento che deriva dal metamorfismo della neve e che risponde direttamente alle condizioni climatiche (è direttamente influenzato dal regime di temperatura e di precipitazioni). Si distingue fra ghiacciai di tipo vallivo (caratterizzato da una lingua ben riconoscibile che si insinua in una valle), montano (disposto lungo il versante di una montagna), di circo (non possiede una lingua ma è ospitato in un circo glaciale), di calotta (ghiacciaio che ricopre in maniera uniforme la terra sottostante, non è accolto in una valle, in un circo o lungo un versante e non è in nessun modo influenzato dalla morfologia della terra che ricopre; raro nelle Alpi, è tipico dei grandi ghiacciai antartici e della Groenlandia). Inoltre si possono classificare i ghiacciai sulla base del loro regime termico, distinguendo così tra ghiacciai freddi, ghiacciai temperati e ghiacciai politermici; in realtà parti diverse di un ghiacciaio possono essere caratterizzate da diversi regimi di temperatura.

Ghiaccio freddo

Tutta la massa glaciale è a temperature inferiori a quella di fusione (la temperatura del ghiaccio è di molti gradi sotto lo zero). La temperatura del ghiaccio è al di sotto del punto di fusione, che può essere raggiunto soltanto da un sottilissimo strato di ghiaccio all’interfaccia ghiaccio-bedrock. I ghiacciai freddi non hanno una circolazione di acqua allo stato liquido all’interfaccia tra ghiaccio e substrato roccioso.

Ghiaccio nero (debris covered glacier)

Ghiacciaio coperto da detrito.

Ghiacciaio politermico

Ghiacciai caratterizzati dalla presenza alla base del ghiacciaio di uno strato di dimensione finita che si trova al punto di fusione. Questi ghiacciai sono freddi nella loro parte basale per la maggior parte del tempo, tuttavia, per l’accumulo di ghiaccio e neve nelle parti superiori, la pressione aumenta verso il basso fino a che può raggiungere il punto di fusione (la temperatura di fusione del ghiaccio infatti decresce con l’aumentare della pressione, come è evidente dal diagramma di stato dell’acqua).

Ghiacciaio roccioso (rock glacier)

Massa di ghiaccio e detriti di varia dimensione in movimento gravitativo. Velocità tipiche sono di 0,1-1,0 m all’anno.

Ghiacciaio temperato

Un ghiacciaio nella cui massa la temperatura si trova in prossimità degli 0°C, al contrario dei ghiacciai freddi (o polari) caratterizzati da temperature più basse. La temperatura di fusione è 0 °C alla normale pressione atmosferica, ma decresce quando aumenta la pressione. In questi ghiacciai la temperatura del ghiaccio è al punto di fusione ad eccezione di un piccolo strato superficiale di circa 15 cm che risente delle variazioni stagionali di temperatura. I ghiacciai temperati hanno una circolazione d’acqua liquida sotto il ghiaccio a contatto con la roccia.

Ghiaccio

Il ghiaccio di ghiacciaio è una struttura cristallina generata dal metamorfismo della neve; è diverso dal ghiaccio amorfo derivato dal congelamento dell’acqua. Il passaggio da firn a ghiaccio avviene quando tutti i pori compresi nel firn sono sigillati ed isolati dall’aria esterna al corpo glaciale; questo avviene a densità superiori a 830 kg/m3; sulle Alpi questo processo dura mediamente tra i 10 e i 15 anni. La densità media del ghiaccio è di circa 900 kg/m3.

Ghiaccio fossile

Ghiacciaio non più alimentato che si trova interamente in zona di ablazione. Generalmente il ghiaccio fossile è rappresentato da porzioni di ghiacciaio non più in collegamento diretto con il corpo principale del ghiacciaio.

Ghiaccio sovraimposto

Quando l’acqua di fusione del ghiaccio non abbandona il ghiacciaio, ma ricongela sulla superficie del ghiacciaio, si parla di ghiaccio sovraimposto.

Glacieret

Un glacieret è un accumulo perenne di neve e ghiaccio, simile al ghiacciaio, differendo da quest’ultimo per il minor volume e il minor movimento verso valle.

Glaciologia

La scienza che tratta delle proprietà fisiche e delle dinamiche dei ghiacciai.

Glacionevato

Un glacionevato è un accumulo di ghiaccio e neve di dimensioni variabili che può perdurare da pochi anni a molti secoli, ma che a differenza di un ghiacciaio non è dotato di moto verso valle e alla cui base si possono formare nivomorene. In condizioni climatiche favorevoli può evolvere in un ghiacciaio.

Inghiottitoio

Pozzo attraverso il quale le acque di fusione che circolano nelle bédières sulla superficie del ghiacciaio si immergono nel ghiacciaio stesso per andare ad alimentare il sistema idrico glaciale (endoglaciale e subglaciale).

Innevamento residuo

Copertura nevosa che rimane sul ghiacciaio al termine della stagione di ablazione.

Lago glaciale

Lago formato dalle acque di fusione del ghiacciaio. Se il ghiacciaio e l’acqua sono fisicamente in contatto (“si toccano”) si parla di lago di contatto. Si distingue tra lago epiglaciale (sulla superficie del ghiacciaio), endoglaciale (ospitato all’interno di cavità poste nel corpo glaciale), subglaciale (ospitato nel bedrock o nel detrito subglaciale, alla base del ghiacciaio) e proglaciale (localizzato alla fronte del ghiacciaio). I laghi di sbarramento glaciale sono laghi glaciali di contatto in parte arginati dal ghiacciaio stesso. I laghi di sbarramento morenico sono laghi (non necessariamente glaciali e non necessariamente di contatto) che possiedono almeno una sponda formata da una morena.

Linea di equilibrio

Linea immaginaria lungo la quale il bilancio di massa del ghiacciaio alla fine dell’anno idrologico è nullo (l’accumulo equivale all’ablazione). La linea che separa accumulo e ablazione coincide approssimativamente con il limite delle nevi perenni. La quota della linea di equilibrio viene nominata ELA (Equilibrium Line Altitude) e fa da confine tra la zona di accumulo e la zona di ablazione di un ghiacciaio. Uno spostamento della linea di equilibrio verso quote più alte sta ad indicare che il ghiacciaio si sta ritirando, viceversa un suo movimento verso altitudini inferiori indica un’avanzata del ghiacciaio.

Linea di flusso

Vedi flusso glaciale.

Limite delle nevi perenni

Linea della neve (linea di confine tra la zona di montagna coperta da neve e quella non coperta da neve). Sui ghiacciai alpini, la quota del limite delle nevi perenni è un dato particolarmente importante, perché al termine della stagione di ablazione coincide approssimativamente con la linea di equilibrio.

Lingua

Zona del ghiacciaio allungata (a forma di lingua, appunto) nella direzione del flusso glaciale. A possedere una lingua sono i ghiacciai vallivi. Coincidendo spesso con la zona di ablazione, si parla anche di “lingua di ablazione”. La lingua termina a valle con la fronte.

Manto nevoso

Neve che ricopre, in questo caso, il ghiacciaio. Il manto nevoso è organizzato in strati; in generale si può dire che ogni nevicata genera un suo strato. Ogni strato è contraddistinto da proprie caratteristiche fisiche fra le quali densità, temperatura, spessore, forma dei grani di neve che lo compongono, presenza d’acqua. La densità del manto nevoso è molto variabile e va da 50 kg/m³ (densità della neve fresca) fino a valori che possono aggirarsi intorno ai 600 kg/m³. All’interno del manto nevoso sono presenti pori, microscopici spazi tra un cristallo di neve e l’altro.

Margine pro-glaciale

Zona antistante la fronte del ghiacciaio e compresa tra morene di origine post-glaciale (e.g. della piccola età glaciale).

Metamorfismo della neve

Processo di trasformazione della neve e dei grani che la compongono, che modificano la loro forma (da cristallo poliedrico a cristallo granulare sempre più arrotondato) per motivi dovuti a gradienti di temperatura nel manto nevoso, alla pressione degli strati di neve sovrastanti e a continui cicli di gelo e disgelo dovuti alle differenze di temperatura tra giorno e notte. Nel complesso, il metamorfismo del manto nevoso comporta una sua progressiva compattazione ed occlusione dei pori in esso contenuti; durante la compattazione l’aria contenuta nei pori viene espulsa dal manto nevoso e la densità della neve aumenta. Il processo comincia da quando la neve è deposta fino a quando fonde completamente, oppure fino a quando si trasforma in ghiaccio. Perché si trasformi in ghiaccio la neve deve resistere alla fusione per diversi anni: il processo di trasformazione in ghiaccio, infatti, dura in media da 10 a 15 anni circa sulle Alpi (accelerato dall’eventuale fusione della neve durante il giorno e dalla successiva trasformazione in ghiaccio durante la notte), oltre cent’anni ai poli.

Metodo geodetico

Metodo indiretto usato per la determinazione del bilancio di massa di un ghiacciaio, basato sulla misura delle variazioni di quota della superficie del ghiacciaio per mezzo di paline ablatometriche.

Morena

Accumulo di detrito di varia dimensione trasportato e quindi depositato dal ghiacciaio. Alte anche decine di metri, le morene hanno una forma allungata parallela al margine del ghiacciaio lungo il quale sono state depositate e sono caratterizzate da fianchi molto ripidi (quello dal lato del ghiacciaio è sub verticale) che terminano alla sommità della morena con una cresta affilata. Le morene possono essere attive o non attive a seconda che siano ancora in fase di deposizione (cioè se il ghiacciaio le sta ancora costruendo oppure no). Si distinguono morene laterali o di sponda (deposte ai fianchi del ghiacciaio), frontali (deposte alla fronte del ghiacciaio), galleggianti o mediane (si trovano sulla superficie del ghiacciaio, disposte longitudinalmente ad esso, e sono deposte generalmente alla confluenza di due diversi flussi glaciali).

Nevaio

Un nevaio è un deposito di neve che si mantiene oltre la stagione delle precipitazioni nevose, solitamente si formano in conche, avvallamenti, alla base di un pendio ombreggiato od ovunque la neve tende ad accumularsi per vento e/o valanghe formando uno spessore significativo; fondono completamente oppure subiscono una fortissima riduzione stagionale ogni anno nel corso dell’estate, per poi tornare a riformarsi l’anno successivo. Depositi di neve perenni con limitata fusione stagionale evolvono solitamente prima in glacionevato e poi in glacieret/ghiacciaio.

Nevato

Neve che ha resistito all’ablazione per un intero anno idrologico; primo stadio della trasformazione della neve in ghiaccio.

Neve

Precipitazione solida in forma cristallina. In ambito glaciologico si parla in modo generico di neve intendendo la neve caduta da meno di un anno.

Ogive

Bande arcuate formate dall’alternanza di fasce di ghiaccio pulito e di fasce di ghiaccio coperto da detrito, che attraversano trasversalmente il ghiacciaio, concave verso monte. Le ogive si formano per accumulo di detrito alla base di tratti di ghiacciaio fortemente inclinati (quasi verticali), che poi viene trasportato verso valle dal flusso glaciale. La forma arcuata delle ogive riflette la diversa velocità di flusso della lingua glaciale: più lenta ai lati e più veloce in centro. La somma della larghezza di una fascia di ghiaccio pulito e di quella di una fascia di ghiaccio coperto è indice di quanto un ghiacciaio si muove in un anno.

Olocene

É l’epoca geologica più recente e la seconda epoca del periodo Quaternario. Anche nominata postglaciale, il suo inizio viene fatto risalire a 11.700 anni fa.

Outcrop

Aperture nel ghiacciaio che permettono di vedere il bedrock.

Paline ablatometriche

Aste (di legno, plastica o metallo) della lunghezza di qualche metro infisse nel ghiaccio che permettono di valutare la variazione di spessore del ghiacciaio in quel punto. Le paline vengono inserite in fori praticati sulla superficie del ghiacciaio con una trivella manuale o una sonda a vapore. Quando si installa una palina, si misura quanto è lunga la porzione dell’asta che “spunta” dal ghiaccio; dopo un certo periodo di tempo, a causa della fusione del ghiaccio, la porzione di palina che emerge dal ghiaccio sarà aumentata e si potrà quindi conoscere l’emersione della palina, ovvero la variazione di spessore del ghiacciaio. Moltiplicando l’emersione della palina per la densità del ghiaccio si ottiene una misura puntuale dell’ablazione.

Periodo di osservazione

Il periodo di osservazione del bilancio di massa viene definito dalle date di due misure consecutive, che possono variare di anno in anno.

Permafrost

Il suolo permanentemente ghiacciato o permafrost è definito come uno spessore di suolo o di altro deposito superficiale, o anche di roccia, a una profondità variabile sotto la superficie terrestre, in cui una temperatura al di sotto dello zero è esistita ininterrottamente per un lungo periodo (da due anni a decine di migliaia di anni). I terreni permanentemente ghiacciati sono definiti esclusivamente sulla base della temperatura, indipendentemente dalla tessitura, dal grado di indurimento, dal contenuto d’acqua e dal carattere litologico.

Piccola età glaciale (PEG)

In inglese little ice age (LIA), periodo che va dal XIV secolo alla seconda metà del XIX secolo (per le Alpi) in cui si è assistito ad un generale abbassamento delle temperature che ha portato ad una forte avanzata dei ghiacciai. Le imponenti morene non più attive che circondano i ghiacciai attuali sono in gran parte state deposte dallo stesso ghiacciaio durante la PEG.

Rotta glaciale

In inglese glacial lake outburst flood (GLOF), svuotamento improvviso di tutto o parte di un lago glaciale.

Seracco

Porzione instabile di ghiaccio (più o meno grande) isolata sulla superficie del ghiacciaio dalla rete di crepacci; caratteristica di un seracco è la sua instabilità, che lo rende suscettibile ai crolli. Una zona ricca di seracchi viene denominata “seraccata”.

Sistema idrico glaciale

Sistema di laghi e corsi d’acqua di varia dimensione che si trovano sopra (sistema idrico epiglaciale), all’interno (sistema idrico endoglaciale) e sotto (sistema idrico subglaciale) il ghiacciaio. È alimentato dalle acque di fusione del ghiacciaio stesso e comprende le bédieres, i laghi glaciali e i canali endoglaciali e subglaciali che ospitano i torrenti glaciali. Il torrente subglaciale sbocca generalmente alla bocca glaciale che si trova alla fronte del ghiacciaio.

Sonda a vapore

Trivella che fora il ghiaccio grazie ad un getto di vapore.

Stratigrafia del manto nevoso

Analisi delle proprietà fisiche degli strati che compongono il manto nevoso (spessore degli strati, densità, temperatura, forma e dimensione dei grani di neve, resistenza degli strati).

Strato attivo

Lo strato superiore del suolo che si scongela durante l’estate e si congela nuovamente durante l’autunno. Il suo spessore dipende da molti fattori, tra cui la severità delle temperature (indice di congelamento): se le temperature sono più elevate, lo spessore di strato attivo scongelato in estate sarà più alto.

Surge

Movimento rapido del ghiacciaio spesso dovuto ad acqua in pressione alla base del ghiacciaio stesso, il quale viene rapidamente trasformato in un insieme caotico di crepacci e rigonfiamenti. Le fasi di surge possono essere periodiche o temporanee e possono durare da un mese a qualche anno. Per parlare di surge bisogna avere velocità di almeno centinaia di metri all’anno. Nelle Alpi il surge può rappresentare un pericolo, in quanto la rapida avanzata del ghiacciaio può travolgere strutture antropiche.

Till

Deposito detritico glaciale.

Trincea

Scavo eseguito nella neve per valutare le sue proprietà fisiche; per gli scopi glaciologici generalmente non è necessario eseguire una vera e propria stratigrafia, ma è sufficiente determinare la densità e gli spessori degli strati che compongono il manto nevoso.

Vela

Falesia di ghiaccio formata da fenomeni di ablazione differenziale.

Zona di accumulo

Zona del ghiacciaio in cui l’accumulo prevale sull’ablazione; è detta anche zona di alimentazione.

Zona di ablazione

Zona del ghiacciaio in cui l’ablazione prevale sull’accumulo. Nei ghiacciai vallivi, coincidendo spesso con la lingua, si parla anche di “lingua di ablazione”.